La creazione dell’uomo

«Dio crea l’uomo a Sua immagine e somiglianza e gli infuse il Suo alito!» Vi sono due avvenimenti; la creazione e la vivificazione!

L’uno e l’altro evento fu, come tutto, rigorosamente soggetto alle Leggi divine in atto. Nulla può uscire dal loro ambito. Nessun atto della Volontà divina si opporrà a queste Leggi inamovibili che recano la Volontà divina stessa. Anche ogni rivelazione e annunciazione si svolge in cospetto di queste Leggi e deve compiersi in esse, non diversamente!

Così anche il divenire dell’uomo sulla Terra, che fu un passo avanti nella possente Creazione, il passaggio della materialità fisica ad uno stadio del tutto nuovo, più elevato.

Parlare del divenire umano implica la conoscenza del mondo della materia eterea; perché l’uomo in carne ed ossa é stato inserito, quale anello di congiunzione promotore, fra la sezione della materia eterea e quella della materia fisica della Creazione, mentre la sua radice rimane nella Spiritualità.

«Dio crea l’uomo a Sua immagine e somiglianza!»

Questo forgiare o creare é stata una lunga catena evolutiva che si svolse rigorosamente nell’ambito delle Leggi da Dio stesso tessute nella Creazione. Poste dall’Altissimo, queste Leggi operano ferree, senza sosta, per l’adempimento della Sua Volontà, automaticamente, quale parte di essa, verso il compimento.

Così anche nella creazione dell’uomo, in quanto coronamento di tutta l’opera, in cui dovrebbero riunirsi tutte le nature contenute nella Creazione. Perciò fu formato nel mondo fisico, nella materia terrestre visibile, via via nella sua evoluzione, il ricettacolo nel quale poté essere incarnata una scintilla della Spiritualità, che era immortale.

Attraverso la formazione continuamente tendente al perfezionamento, col tempo si formò l’animale più evoluto, che già col pensiero si servì di diversi mezzi ausiliari per il sostenimento e la difesa. Possiamo osservare anche oggi razze animali che si servono di alcuni mezzi ausiliari per ottenere e conservare le loro necessità vitali e che dimostrano spesso nella difesa una astuzia sorprendente.

Gli animali più evoluti ora citati, eliminati dai cataclismi sopraggiunti sulla Terra, vengono oggi definiti col termine di «uomini preistorici». Ma é un grande errore chiamarli gli antenati dell’uomo! Con uguale diritto si potrebbero chiamare «madri parziali» dell’umanità le mucche, per il fatto che nei primi mesi di vita la maggior parte dei fanciulli ha bisogno per la sua formazione fisica del latte delle mucche, é con il loro aiuto, cioè, che possono crescere e mantenersi vitali.

Non molto di più ha a che fare con l’uomo vero quell’animale nobile e pensante che fu «l’uomo preistorico»; perché il corpo fisico dell’uomo non è che il mezzo ausiliare indispensabile di cui ha bisogno per poter agire in ogni direzione nella materialità fisica e per farsi intendere.

Asserendo che l’uomo deriva dalla scimmia, effettivamente «si fa di ogni erba un fascio»! Si va molto più in là del proposito. Un fatto parziale viene elevato ad un fatto unitario e compiuto. Qui manca la cosa principale!

Sarebbe esatto se il corpo umano fosse effettivamente «l’uomo». Ma il corpo di materia fisica non è che un rivestimento, che egli depone quando torna nella materialità eterea.

Ora, come si svolse il primo divenire dell’uomo?

Dopo il momento culminante avvenuto nel mondo della materia fisica con l’animale più evoluto, doveva seguire per uno sviluppo ulteriore un mutamento, perché non avvenisse un arresto, che con i suoi pericoli avrebbe potuto diventare regresso. E questo mutamento era previsto e avvenne:

L’uomo etereo spirituale, partito come scintilla di spirito, calando attraverso il mondo della materia eterea e nello stesso tempo tutto elevando, si trovò al suo confine nel momento in cui il ricettacolo terreno di materia fisica, nella sua evoluzione ascendente, aveva raggiunto la sua acme, mentre l’uomo etereo spirituale era pure pronto a congiungersi con la materialità fisica per promuoverla ed elevarla.

Mentre dunque il ricettacolo giunse a maturità, l’anima si era sufficientemente evoluta nella materia eterea da possedere forza bastante a mantenere la sua indipendenza nel momento del suo ingresso nel ricettacolo di materia fisica.

La congiunzione di queste due parti significò dunque una unione più intima del mondo della materialità fisica con quella eterea, risalendo fino alla Spiritualità.

Questo solo evento fu la nascita dell’uomo!

La procreazione stessa é ancora oggi presso gli uomini un atto puramente animale. Le percezioni intuitive più o meno elevate che l’accompagnano non hanno nulla a che fare con l’atto stesso, ma provocano reazioni spirituali i cui effetti si fanno di un grande significato per l’attrazione dell’affinità assoluta.

Puramente animale è anche lo sviluppo del corpo fino a metà della gestazione. Puramente animale invero non sarebbe l’espressione giusta, ma per il momento voglio definirlo come di pura materialità fisica, e solo nei discorsi successivi ne parlerò più dettagliatamente.

A metà della gestazione, a un certo grado di maturazione del corpo in formazione, viene incarnato lo spirito prescelto alla nascita, finora tenutosi spesso in vicinanza della futura madre. L’ingresso dello spirito causa dei primi spasimi del piccolo corpo fisico in corso di sviluppo, cioè dei primi moti del bambino.

Da qui viene anche quel senso di particolare beatitudine della donna incinta, che da questo momento ha percezioni intuitive tutte diverse: la coscienza della vicinanza d’un secondo spirito dentro di sé, la percezione di esso. E secondo la natura del nuovo, secondo spirito in lei saranno anche le proprie intuizioni.

Questo è il processo di ogni divenire umano. Ma ora torniamo al primo divenire umano.

Nello sviluppo della Creazione dunque era giunta la grande fase: Da una parte nel mondo della materia fisica stava l’animale più evoluto, che all’uomo venturo doveva fornire un corpo di materia fisica come suo ricettacolo, dall’altra nel mondo etereo c’era un’anima
umana evoluta, in attesa dell’unione al suo ricettacolo di materia fisica, per dare così a tutta la materialità fisica un ulteriore slancio verso la spiritualizzazione.

Quando ebbe luogo un atto procreativo fra la coppia più nobile di quegli animali altamente evoluti, nell’ora dell’incarnazione non un’anima animale fu incarnata, come era avvenuto fino allora”, ma al suo posto un’anima umana pronta a questo, recante in sé una scintilla immortale di spirito. Le anime umane eteree, aventi sviluppato prevalentemente facoltà positive, si incarnarono secondo l’affinità corrispondente in corpi di animali maschi, quelle con facoltà prevalentemente più delicate e passive, in corpi femminili a loro più affini.**

Questo evento non dà alcuna base all’asserzione per cui l’uomo, che ha la vera origine nella Spiritualità, debba discendere da quell’animale che fu «l’uomo preistorico», il quale poté solo fornirgli un ricettacolo transitorio di materia fisica. Perfino al più grande materialista non verrebbe neppure oggi in mente di considerarsi direttamente imparentato con un animale, per quanto, ora come allora, esiste una stretta parentela fisica, cioè affinità nella materia fisica, mentre il vero uomo «vivente», cioè il peculiare «Io» spirituale dell’uomo, non ha alcuna affinità o derivazione dall’animale.

Dopo la nascita del primo uomo, questi si trovò in effetti solo, senza genitori, perché nonostante il loro alto grado di evoluzione non poteva riconoscere negli animali dei genitori e non poteva avere con loro alcuna comunione.

Non ne aveva bisogno; perché era pienamente intuitivo, e in quanto tale viveva anche nel mondo della materia eterea che gli dava valori che completavano tutto il resto.

La scissione della donna dal primo uomo fu sul piano etereo spirituale. Non avvenne materialmente su quello terrestre, giacché certe affermazioni della Bibbia e degli antichi scritti religiosi si riferiscono prevalentemente solo a fatti spirituali ed eterei. L’uomo come tale fu solo, e utilizzò nella crescita prevalentemente le intuizioni più rudi e severe nel sostentamento della vita, per cui quelle più delicate furono sempre più allontanate e isolate, finché si staccarono come parte più delicata dell’uomo spirituale.

Questa seconda parte dunque, per non diventare inoperante nella materia fisica, dove era in modo particolare e assoluto necessaria all’ascesa, fu incarnata in un altro ricettacolo, che fu, conformemente alla sua delicatezza, di sesso femminile, mentre le intuizioni più rudi rimasero al maschio, più valido nella materia fisica. Esattamente secondo le Leggi del mondo etereo, dove tutto, prendendo subito forma, mostra ciò che é delicato e debole in forme femminili, ciò che é severo e forte in quelle maschili.

La donna dovrebbe e potrebbe dunque essere in effetti più perfetta dell’uomo grazie alle sue più preziose qualità spirituali, se solo essa si fosse data pena di affinare sempre più armoniosamente le intuizioni a lei date; sarebbe così divenuta una potenza capace di esercitare un’influenza rivoluzionaria e di elevazione su tutta la Creazione fisica.

Purtroppo proprio essa ha mancato in prima linea, perché si era data in balìa alle forti energie intuitive assegnatele, ancora turbandole e offuscandole con il sentimento e la fantasia.

Quale senso profondo ha il racconto biblico del gustare dell’albero della scienza del bene e del male! Come il particolare della donna incitata dal serpente, che offri il pomo all’uomo. Non sarebbe possibile nella materialità esprimere quell’evento con un’immagine migliore.

L’offerta del pomo, venuta dalla donna, fu il prendere coscienza del proprio fascino di fronte all’uomo e l’uso che ne volle fare. Mentre l’accettare e il cibarsene da parte dell’uomo fu il suo consenso, con il nascente impulso a indirizzare solo su di sé l’attenzione della donna e l’inizio di un accumulo di tesori e di una appropriazione di valori diversi per rendersi desirabile.

Cosi si cominciò a coltivare l’intelletto, con i suoi effetti collaterali di brama di lucro, menzogna, oppressione, al quale infine gli uomini si sottomisero del tutto, diventando così spontaneamente schiavi del loro strumento.

Ma con la sovranità dell’intelletto essi si incatenarono anche strettamente al tempo e allo spazio, effetto inevitabile della sua costituzione, e così perdettero la capacità di afferrare o vivere qualcosa che fosse al di sopra del tempo e dello spazio, come è tutto ció che è spirito e materia eterea.

Fu questa la piena separazione dal vero Paradiso e dal mondo etereo, da loro stessi provocata; perché era ora inevitabile che con l’orizzonte angusto del loro intendimento, strettamente avvinto, attraverso l’intelletto, al terrestre, non potessero più «capire» tutto ció che è di materia eterea, che ignora il concetto terreno di spazio e tempo.

Così per gli uomini dell’intelletto le esperienze e la visione degli uomini dell’intuizione, come pure le leggende incomprese, divennero «favole». Infine i materialisti, cioè gli uomini capaci di riconoscere solo la materia fisica, legata a spazio ,e tempo terreni, il cui numero crebbe sempre più, finirono per deridere ironicamente gli idealisti, ai quali, per una più vasta e estesa vita interiore, la via verso la materia eterea non era ancora preclusa del tutto, li insultarono come sognatori, se non come stolti o perfino mentitori.

Tutto ció fu un periodo evolutivo di lunga durata, di milioni di anni.

Ma oggi siamo finalmente vicini all’ora di quel prossimo grande periodo della Creazione che è ascesa assoluta e porterà ciò che doveva già portare la prima fase con il divenire dell’uomo: la nascita dell’uomo compiuto, pienamente spirituale! Quell’uomo che ha in tutta la Creazione fisica una influenza stimolante e nobilitante, ció che è il vero fine dell’uomo sulla Terra.

Allora non ci sarà più posto per il materialista che avvilisce, incatenato solo ad una concezione terrena di tempo e di spazio. Sarà straniero in tutti i paesi, senza patria. Inaridirà e sparirà come la pula che si separa dal grano. State attenti di non essere trovati, in questa separazione, troppo leggeri!